Elezioni europee. Alleanza dell Cooperative Emilia-Romagna incontra i candidati emiliano-romagnoli

Giovedì 23 Maggio 2019
Giovanni Monti, presidente Alleanza delle Cooperative dell’Emilia-Romagna

Monti, Milza Mota: “Siamo convintamente europeisti, ma occorre cambiare passo e politiche, passando dal fiscal compact al social compact”

L’Alleanza delle Cooperative dell’Emilia-Romagna (Legacoop, Confcooperative, Agci) ha incontrato mercoledì 23 maggio, nella sede di Confcooperative a Bologna, le candidate e i candidati emiliano-romagnoli alle elezioni europee del prossimo 26 maggio. All’incontro, hanno preso parte Alessandra Basso, Lega; Alessandra Guatteri, Movimento 5 Stelle; Elisabetta Gualmini, Francesca Puglisi, Roberta Mori del Partito Democratico; Fiorella Belpoggi, Silvia Zamboni, Europa Verde; Silvia Prodi, La Sinistra; Michele Facci, Fratelli d'Italia. 

Il confronto, coordinato da Massimo Mota, co-presidente Alleanza delle Cooperative dell’Emilia-Romagna, è stato introdotto da Giovanni Monti, presidente Alleanza delle Cooperative dell’Emilia-Romagna e concluso da Francesco Milza, co-presidente Alleanza delle Cooperative dell’Emilia-Romagna. La cooperazione dell’Emilia-Romagna aderente a Legacoop, Confcooperative, Agci conta oltre 2.750 imprese. Dal 2008, quando è iniziata la lunga crisi, la cooperazione emiliano-romagnola è riuscita a incrementare il numero dei propri occupati del +3%, con punte di forte crescita nei servizi, nell’agroalimentare, nel manifatturiero, nell’area del welfare. Non solo, la cooperazione è intervenuta con successo in numerose crisi aziendali attraverso lo strumento dei workers buy-out grazie al quale i dipendenti rilevano le imprese in difficoltà trasformandole in cooperative.

Altro aspetto di grande interesse, anche per le prospettive che apre, è dato dallo sviluppo della cooperazione di comunità. Nata in paesi delle aree interne dove hanno frenato la tendenza allo spopolamento, inziano a trovare applicazione anche nelle città dove contribuiscono a ricreare forti legami relazionali e danno vita a nuove forme di coesione sociale.

“Le cooperative rappresentano un attore economico e sociale che guarda all’Unione Europea come a un punto di riferimento irrinunciabile – ha ricordato Giovanni Monti –. Tuttavia ne vediamo anche i limiti e le manchevolezze. Per questo chiediamo al futuro Parlamento Europeo e alla nuova Commissione di affrontare più efficacemente le povertà, l’accentuazione delle diseguaglianze, l’invecchiamento della popolazione e di dare una risposta a livello continentale ai flussi migratori e alle nuove disparità provocate dalla digitalizzazione di molte attività. Bisogna passare dal fiscal compact al social compact”.

Le polarizzazioni - tra Nord e Sud, tra centro e periferia, tra ricchi e poveri, tra classi dirigenti e cittadini - stanno disgregando la costruzione europea intaccandone le fondamenta di valori, di principi e di politiche. “Proprio per questo – ha sottolineato Massimo Mota – è il momento di recuperare il pensiero europeo delle origini, l’integrazione come strumento di sviluppo economico e sociale inclusivo e diffuso, finalizzato a ridurre il malessere sociale, evitando la chiusura dentro i recinti nazionali. In questo contesto, le cooperative sono centrali per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo Sostenibile e l’Agenda 2030, vera chiave di volta per assicurare il futuro dell’Europa”.

“La discussione sul bilancio per il settennato post 2020 sarà oggetto di attuazione della nuova legislatura e della prossima Commissione. Bisogna salvaguardare il senso e la logica delle politiche di coesione – ha ammonito Francesco Milza – che è quella di ridurre le disparità economiche e sociali dentro l’Unione Europea. Dal nostro punto di vista, le risorse europee devono essere aggiuntive e non sostitutive di politiche e risorse ordinarie di ogni singolo Stato. Complessivamente, la proposta della commissione rispetto all’attuale bilancio, propone una riduzione di circa il 10% delle risorse (e il 15% sulla PAC): si tratta di un errore da evitare”.