Fare il primo passo senza temere gli errori: la lezione di Mattia Strocchi, Italiano dell'Anno 2017

Martedì 19 Dicembre 2017
Mattia Strocchi assieme a Tamotsu Nomakuchi, chairman di JIII in Giappone

“Il primo passo per raggiungere un obiettivo, per quanto grande sia, è...fare il primo passo”. Si potrebbe riassumere in questa filosofia, che è la sua, la spiegazione su come un giovane ragazzo, di appena 19 anni, come Mattia Strocchi, attualmente iscritto alla facoltà di ingegneria, indirizzo automazione di Bologna, sia arrivato ad essere nominato Italiano dell’anno 2017 per italiani.coop, grazie al progetto di un esoscheletro riabilitativo, che promette di far camminare chi non può.

Un ragazzo molto determinato, questo Mattia, quasi fino all’ossessione, come lui stesso si descrive, ma che sa mettere a frutto le sue “fissazioni”: e così, dalla curiosità di inventare un metodo più intuitivo per “far muovere qualcosa con il proprio corpo”, meno meccanico del pigiare dei tasti su un computer o scorrere icone su un touchscreen, è nata l’idea dell’esoscheletro.

Si tratta, in definitiva, di un tutore elettromeccanico, capace cioè di movimento, collegato ad un sistema che rileva l’attività muscolare e utilizza l’impulso del muscolo per influenzare il movimento del tutore. “Al momento – spiega Mattia – il progetto può avere applicazioni fisioterapiche: è possibile impostare qualunque tipo di fisioterapia, svolgendola comodamente da casa propria, senza centri o fisioterapisti di supporto e a costi piuttosto contenuti. Ma l’ambizione è quella di dare gambe a chi non può muoversi”.

Sfruttando i muscoli che ancora funzionano, quelli delle braccia o del tronco, per esempio, suggerire alla macchina le proprie intenzioni: voglio alzarmi, voglio muovermi in avanti, all’indietro e così via. L’innovazione del progetto studiato da Mattia Strocchi sta proprio nel feedback che c’è tra la macchina e il corpo, che porterebbe i movimenti a non essere “robotici”, ma naturali.

 

A sinistra: Mattia con Luca Randazzo, anche lui sviluppatore di un esoscheletro, e la sorella Chiara Randazzo. A destra: Mattia alla consegna delle borse di studio del Gruppo Tampieri di Faenza

 

Una gran bella intuizione, che cambierebbe la vita a milioni di persone costrette sulla sedia a rotelle e che è venuta in mente ad un “ragazzetto” del IV anno dell’Itis Nullo Baldini di Ravenna, nel non troppo lontano 2015, quando per realizzarla si è messo in testa di approfondire le nozioni di elettronica, documentandosi online sull’elettrofisiologia, cioè il funzionamento dei segnali elettrici del corpo. Il tutto, nella quasi più totale solitudine, considerato che i suoi stessi professori ritenevano i progetti di Mattia quasi una “perdita di tempo”, qualcosa che lo distraeva dallo studio e dalla scuola.

Devono aver di sicuro cambiato idea, ora che l’esoscheletro di Mattia ha vinto premi prestigiosi, come “I giovani e le scienze 2017”, organizzato dalla FAST (Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche), che è stato il trampolino di lancio verso l’ancor più prestigiosa mostra dei giovani innovatori in Giappone, unico a rappresentare l’Italia, dove si è aggiudicato la medaglia d’oro.

“Uno dei momenti più significativi dell’esperienza giapponese – ricorda Mattia – è stato quando al mio stand si è fermato Tamotsu Nomakuchi, chairman della JIII, un importante istituto nipponico di brevetti, ricerca e università. Ha chiacchierato con me per una quarantina di minuti, fornendomi consigli preziosi. È stata un’esperienza importante”.

L’ultimo riconoscimento, ma immaginiamo solo in ordine di tempo, è stata la partecipazione nell’ottobre di quest’anno alla Maker Fair di Roma, tappa italiana di un circuito internazionale, valsa al progetto di Mattia la vittoria del contest più importante, il MakeToCare, che lo porterà a visitare nientepopodimeno che la Silicon Valley in California.

 

La premiazione di MakeToCare a Roma


“Tutti questi contest internazionali – spiega Mattia – oltre a regalarmi tante belle soddisfazioni, sono stati fin qui molto utili a costruirmi una mappa di contatti e relazioni, che a 19 anni non è tanto facile avere, per portare avanti i progetti, capire come implementarli e come finanziarli”. Un aiuto concreto al progetto di Mattia arriverà anche dal Gruppo Tampieri di Faenza che, nell’ambito della cerimonia per l’assegnazione delle borse di studio dedicate agli studenti faentini più meritevoli, ha chiamato Mattia Strocchi a relazionare su come superare i limiti, saper guardare oltre anche quando sembra impossibile farlo. E ha assegnato una borsa di studio anche a lui, per sostenere il suo progetto.

“Un messaggio che mi piacerebbe trasmettere ai giovani della mia generazione che, forse sono un po' troppo critico, ma vedo spesso poco ambiziosi, un po' rassegnati, è che bisogna buttarsi nelle situazioni, senza temere di sbagliare. Qui in Italia c’è una mentalità, sugli errori, piuttosto catastrofica: sembra che sbagliare sia un’onta, dalla quale è quasi impossibile riprendersi. Io invece sostengo che dagli errori si impara ed è meglio passare per una serie di fallimenti “controllati” che ti conducono sempre più vicino al tuo obiettivo, che partire con l’idea di non sbagliare mai e cadere in un errore più grande, magari sì, irreparabile”.

Progetti per il futuro Mattia li fa, ma è pronto a metterli in discussione se si aprissero nuove porte: “Sto valutando di trasferirmi in Olanda, a Delft, per finire la triennale e cambiare indirizzo, da ingegneria dell’automazione ad aerospaziale. Ma ora c’è da pensare alla settimana di trasferta nella Silicon Valley, che sarà densa di incontri e contatti. E chissà che non possa emergere qualcosa di interessante per il mio futuro, sul fronte universitario o di lavoro. Se arrivasse una proposta per studiare in una buona università statunitense, come il MIT o si facesse avanti un finanziatore interessato a sviluppare il mio progetto, sarebbe da pazzi rifiutare”.

 

Claudia Folli