Operazione Fake. Rubavano assegni per poi clonarli e riscuoterli: stanato un giro da 270mila euro

Giovedì 14 Giugno 2018

In carcere due uomini e una donna dello zoccolo duro dell'organizzazione. Arresti domiciliari ed obbligo di firma per altri 20

Il video dell'arresto di uno dei tre attualmente in carcere

Fanno parte di una vera e propria associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di titoli di credito (assegni) rubati in varie parti d’Italia, dal Piemonte, alla Lombardia, fino all’Emilia Romagna le 23 persone sottoposte a misure cautelari di vario tipo, arrestate questa notte, tra mercoledì 13 e giovedì 14 giugno, in un’operazione condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Ravenna, sotto la supervisione del Nucleo Investigativo e del Comando Operativo.

Operazione che ha coinvolto un centinaio di militari dell’Arma, non solo della provincia di Ravenna ma anche in quelle di Udine e Napoli, in stretta collaborazione con la Procura di Ravenna, nelle persone del Gip Federica Lipovscek e del PM Angela Scorza, che hanno rispettivamente emesso erichiesto le richieste di misure cautelari.

Lo schema ricostruito dai Carabinieri durante le indagini è il seguente: l’associazione, con base a Napoli, commissionava sul territorio italiano vari furti di assegni, per lo più eseguiti presso filiali delle Poste; i titoli di credito venivano poi spediti a Napoli, dove i capi dell’organizzazione provvedevano a clonarli, sostituendo il nome del reale beneficiario con quello della persona che lo avrebbe riscosso, per poi immetterli nuovamente nel circuito illegale, spedendoli a vari referenti locali, che li assegnavano ai riscuotitori effettivi. Questi, per la maggioranza persone comuni, in situazione di difficoltà economica, disposte a tutto pur di arrotondare, si recavano in vari istituti di credito lla provincia di Ravenna (facendo attenzione ad evitare quelli che avevano emesso il titolo, per rendere più nebulosi i controlli) per versarli su conti correnti aperti ad hoc per la riscossione e ritirare immediatamente la cifra versata. Il tutto, in cambio del 15% del valore nominale dell’assegno.

I Carabinieri parlano di associazione capillarmente ramificata sul territorio, tanto che esistevano referenti di vari gruppi provinciali, come il gruppo di Ravenna, di Pescara e di Roma. Il referente era responsabile dell’operazione, rispondendo personalmente: aveva l’obbligo di dimostrare tramite distinta di versamento che tutti gli assegni erano stati scontati (ritirati) nelle varie filiali.

Si parla, solo per il territorio ravennate, ma le indagini a livello nazionale sono ancora in corso e potrebbero portare a far lievitare di molto la portata della truffa, di un giro di affari pari a 270mila euro di assegni, qualcosa come 50mila euro alla settimana, per il solo territorio lughese. I titoli di credito trafficati erano assegni postali, bancari, circolari e di compagnie di assicurazione, di importi non molto rilevanti (dai 500 ai 5000 euro).

Il metodo sfruttato per occultare la provenienza illecita del titolo era un particolare sistema interbancario che consente di non far girare più il titolo di credito fisico ma solo in via telematica: se l’operazione rientra all’interno dei 5mila euro gli istituti di credito non  richiedono ulteriori specifiche e versano automaticamente il contante; nel caso non ci siano reclami, l’operazione va a buon fine. Con il trucchetto dello scegliere istituti di credito diversi da quello emittente, passavano diversi mesi prima che le banche si accorgessero dell’illecito e a quel punto non diventava più conveniente per gli uffici legale degli istituti di credito rivalersi sui soggetti che avevano effettuato l’operazione.

Le indagini sono partite fortuitamente, dal fermo del basista della rapina alla Cassa di Risparmio di Ravenna, filiale di Sant’Agata sul Santerno del 1° febbraio 2017: dal monitoraggio delle attività dell’uomo è emerso il nuovo filone di indagine.

I 3 arrestati ora detenuti in carcere sono le figure di spicco dell’organizzazione locale, con ruoli preminenti nell’attività. L’uomo  recluso a Napoli teneva i rapporti tra l’organizzazione partenopea e il referente ravennate, quello in carcere a Ravenna era il referente locale, mentre la donna detenuta a Forlì faceva parte dello zoccolo duro dell’organizzazione, si interfacciava con l’intermediario ravennate e, quando mancava il referente locale  si occupava di ricevere gli assegni.

Per quanto riguarda i cambiatori invece, si tratta di circa 23-24 persone, come detto, reclutati nella cerchia di amicizie del referente, tutte in grosse difficoltà economiche e dunque disponibili anche a prestarsi per traffici illeciti. Tutti sono indagati per associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, mentre i veri capi dell’organizzazione napoletana non sono ancora stati individuati. Le indagini proseguono.