Politica. Benito Mussolini non è più cittadino onorario di Ravenna: il consiglio comunale lo depenna

Mercoledì 6 Giugno 2018
Benito Mussolini

Lega, Forza Italia e LpRa non partecipano al voto per protesta

Il Consiglio comunale di Ravenna ha approvato ieri martedì 5 giugno a maggioranza di eliminare Benito Mussolini dall'albo dei cittadini onorari di Ravenna. La volontà di andare in questa direzione era stata anticipata qualche tempo fa dal Sindaco Michele de Pascale mentre il suo predecessore e collega di partito Matteucci aveva rifiutato di accogliere la proposta che allora era stata avanzata da Alvaro Ancisi. Stavolta Ancisi insieme a Lega e Forza Italia è uscito dall'aula per protesta. 

La "storica" decisione di togliere la cittadinanza onoraria al Duce è stata assunta ieri durante la seduta del Consiglio comunale, dove è passato un ordine del giorno proposto da Massimo Manzoli di Ravenna in Comune, modificato poi durante il dibattito in commissione della scorsa settimana. Il documento ha raccolto i voti a favore di Pd e alleati di sinistra, dei consiglieri Maiolini e Panizza del gruppo misto, oltre a quello, ovvio, di Ravenna in Comune che l'ha proposto (21 voti a favore), l'astensione del PRI (1 voto), mentre parte dell'opposizione (Lista per Ravenna, Lega e Forza Italia) sono usciti dall'aula in segno di protesta. Assenti al momento del voto CambieRà e La Pigna.

Sempre ieri è stato votato anche un secondo odg, sempre a firma di Massimo Manzoli, per vietare la concessione di spazi pubblici e patrocini comunali a organizzazioni che si rifanno al neonazismo e alla xenofobia.

 

LEGA - FORZA ITALIA - LISTA PER RAVENNA NON PARTECIPANO AL DIBATTITO "LUNARE VETERO-SINISTRORSO"

Lega Nord, Lista per Ravenna e Forza Italia ha deciso dunque di non partecipare alla discussione dei due ordini del giorno presentati in consiglio comunale che propongono, rispettivamente quanto segue: “avviare un percorso di modifica dello Statuto del Comune di Ravenna affinché all’interno dell’albo dei cittadini onorari della Città di Ravenna non compaiano i cittadini onorari che hanno ricevuto l’onorificenza per meriti fascisti”; “non potranno in alcun modo essere rilasciati contributi, sovvenzioni, sussidi, patrocini o concessioni di occupazione di suolo pubblico e di utilizzo di spazi di proprietà comunale alle organizzazioni ed associazioni che si richiamino direttamente all’ideologia fascista, ai suoi linguaggi e rituali, alla sua simbologia, o che esibiscano e praticano forme di discriminazione razziale, etnica, religiosa o sessuale; le domande di contributi, sovvenzioni, sussidi, patrocini e le domande per l’utilizzo di aree o sale pubbliche, dovranno contenere specifica dichiarazione con la quale il richiedente si impegna al rispetto della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana nonché della legge 20 giugno 1952, n. 645, nota come Legge Scelba, e della legge 25 giugno 1993, n. 205, nota come legge Mancino”.

La scelta di non partecipare è stata motivata in questo modo, cioè per "non prendere parte ai dibattiti lunari in cui si è inteso impegnare oggi il consiglio comunale di Ravenna, volti a discutere due inutili ordini del giorno di stampo esclusivamente ideologico, fossilizzati su paradigmi vetero-sinistrorsi archeologici. Ancora una volta, per coprire le inefficienze quotidiane di un’amministrazione incapace di rispondere ai problemi reali dei ravennati, si preferisce risollevare schemi politici ottocenteschi superati dalla storia, alimentare fantasmi del passato, alzare steccati. È un cicaleggiare estraneo ai bisogni e agli interessi delle persone che, quando possono, si alzano ogni mattina per procurare il pane alle loro famiglie. Ravenna deve essere riscattata dal degrado, dalle nuove e vecchie povertà, dalle prepotenze, arroganze, ingiustizie, favoritismi e clientelismi di un potere politico immobile da decenni e da un’economia dei poteri forti che produce sfruttamento del lavoro o disoccupazione, ecc. Di questo noi vogliamo discutere. Su questo siamo sempre pronti a confrontarci. Dal fascismo ci ha riscattati la storia e ci tutelano le leggi vigenti, non gli ordini del giorno di sinistra contro destra. Questa rigida e dura contrapposizione ha accompagnato l’evoluzione sociale del secolo scorso legandosi a specifici modelli economici di sviluppo, ma oggi è sempre meno idonea a rappresentare i fermenti e le inquietudini di una società proiettata sul proprio difficile futuro, che rifiuta di fossilizzarsi su un passato decotto e deficitario. Insistere ad alimentarla, muro contro muro, in modo così sistematico, contribuisce a quei fenomeni di disaffezione al voto e di percezione di impotenza da parte dei cittadini che, se si è democratici non solo per autodefinizione, non può che preoccupare quanti hanno a cuore il bene della cosa pubblica."